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Ritratto di Giovanni Perre
Visual designer, orientato alla direzione creativa

Chi sono

Sono cresciuto a Gavoi, in Sardegna, dove ho passato la mia infanzia e adolescenza osservando il modo in cui le cose, come un paesaggio, un suono, un gesto, trovano una forma. È da lì che nasce il mio interesse per il design: non tanto per fare "cose belle", quanto per capire come si costruisce un linguaggio visivo che funzioni davvero.

Mi sono trasferito a Roma per gli studi, dove ho conseguito la laurea in Design alla Sapienza nel 2022 e, nel 2025, la laurea magistrale in Design della Comunicazione Visiva e Multimediale, un percorso che ha attraversato branding, exhibit design, editoria, motion e UX/UI, e che si è chiuso con Songviz, la ricerca sulla visualizzazione musicale che apre questo portfolio.

Lungo il percorso ho avuto la possibilità di lavorare in contesti creativi molto diversi tra loro: alla grafica per mostre e cataloghi con TWM Factory a Roma, ai contenuti digitali e motion per l'Ufficio Regionale UNDP per l'Africa, fino a un percorso post-laurea in UX/UI che ha ampliato il mio modo di pensare i progetti, non solo come immagini, ma come sistemi che qualcuno deve poter usare. In parallelo, ho continuato a lavorare in autonomia su branding, packaging, video e fotografia. È lì che sono nati progetti come Berriscone.

Oggi lavoro nel prepress e nella produzione grafica per una tipografia, un'esperienza che mi ha insegnato a conoscere davvero i materiali e i limiti tecnici della stampa, cose che raramente si imparano sui libri. Parallelamente, continuo a coltivare un interesse che cresce progetto dopo progetto: il momento in cui un lavoro smette di essere un singolo elaborato e diventa un sistema. È quello che ho cercato di fare con DUSE e Frozen Echoes, ed è la direzione in cui voglio continuare a muovermi.

Fuori dal lavoro, il cinema occupa una parte importante del mio tempo: dal 2023 ho co-condotto VOICEOVER: Il Cinema Ascoltato, un podcast nato con due amici con cui condivido la passione per il cinema. Non è un caso che torni spesso, nel mio lavoro, l'interesse per il rapporto tra immagine, suono e movimento. È lo stesso sguardo con cui guardo un film, applicato al design.